martedì 30 giugno 2020

30 Giugno - "Figlio mio alzati" Beata Vergine apparsa nel 1582

La storia del santuario della Beata Vergine Maria sul Roggenacker risale al 1582 e alla guarigione miracolosa di un bambino di dieci anni di nome Wilhelm Wintzerer. La Madonna gli apparve il 30 Giugno 1582 su un campo di segale per liberarlo dall'epilessia.


Ecco la storia. La mamma del bambino, Apollonia Wintzerer, moglie del sarto di corte, picchiava violentemente il figlio, così tanto che il piccolo, aveva da tre a cinque volte al giorno crisi epilettiche gravi.
Wilhelm supplicò la Vergine Maria di aiutarlo e promettendo un pellegrinaggio. Finalmente nel giorno di Pentecoste, la Madonna gli si è avvicinò esortandolo ad andare la sera in un campo di segale e che lì sarebbe stato aiutato.
Fu solo la sera del 30 giugno 1582 che suo padre lo portò nel particolare campo di segale.
Lì la Madonna gli apparve al suonò della campana dell'angelus e gli disse:


"Figlio mio alzati. Questa malattia non ti raggiungerà mai più, per tutta la vita. Cerca di essere pio, di pregare, di invocare Dio, di andare diligentemente in chiesa, di ascoltare la Parola di Dio e di compiere il pellegrinaggio".
Poi la bella signora scomparve e da quel momento il ragazzo guarì.


il Padre Georg Wintzerer fece erigere una robusta colonna con l'immagine dell'apparizione che si trova ancora all'altare. Una cappella è stata costruita sopra il luogo dell'apparizione nel 1613.


Molte risposte alla preghiera continuarono a essere ascoltate a questo punto sul "Roggenacker".

domenica 28 giugno 2020

28 Giugno - La Madonna é apparsa a Campitello (Corsica) nel 1899

Maria Santissima, vestita di bianco e con un velo blu, apparve in Corsica alla tredicenne Perpetua Lorenzi e alla quattordicenne Cellesia Passi. 

La Beata Vergine fu vista levitare maestosa su uno scoglio. 

Alcuni giorni dopo, l'apparizione si ripeté dinanzi ad altri bambini e adulti. Solo pochi di essi sentirono la Santa Vergine pronunciare queste parole:

 «Oh! Voi, poveri peccatori, pregate intensamente per preservarvi dalle pene dell'Inferno!».


Dall’apparizione di oggi:
Le pastorelle vengono attratte da canti melodiosi aldilà del torrente
La Madonna appare splendente vestita di bianco con velo blu in capo
La Madonna mostra alle bambine il suo rosario
Prima di andarsene le benedice con un ampio segno di croce

sabato 27 giugno 2020

27 Giugno - Sono la Santissima Vergine Maria, concepita Immacolata"

di Italo Zedde, C.M.


Verso la fine del secolo XIX, ebbero luogo delle apparizioni della Madonna in un piccolo villaggio a nord della Polonia. Esse durarono dal 27 giugno al 16 settembre 1877. Le due veggenti furono Barbara Samulowska e Justyna Szafryńska, che entrarono in seguito nelle Figlie della Carità.
Il 2 febbraio 2005, l'arcivescovo Edmondo Michele Piszcz, nella Basilica della Beata Vergine di Gietrzwald, costituiva il tribunale diocesano per la beatificazione di Suor Barbara Samulowska, la quale davanti a quella basilica, poco più di un secolo prima, con la sua amica Giustina, ricevette le apparizioni della Madonna.


Gietrzwald si trova in una zona della Polonia molto ricca di storia e di bellezze naturali, nella regione (voivodato) della Warmia-Masuria. Il nostro interesse tuttavia è soprattutto per la regione e la diocesi di Warmia. Al tempo delle apparizioni, la regione era sotto il dominio prussiano, particolarmente duro e severo perché polacchi e perché cattolici. Nel 1873, pochi anni prima delle apparizioni, la lingua polacca fu proibita in tutte le scuole di Warmia, e sotto la Kulturkampf, vennero soppresse tutte congregazioni religiose, eccetto quelle che si occupavano dei malati, come quelle delle Figlie della Carità. In questo difficile momento, i fedeli di Gietrzwald, si raccolsero strettamente attorno a un antico quadro della chiesa raffigurante la Madre di Dio con il Bambino Gesù.


Fu proprio in tali circostanze che la Madonna si affacciò a Gietrzwald nel 1877. Il parroco del paese, Agostino Weichsel (1830-1909), di famiglia tedesca, fu convinto dell'autenticità delle apparizioni fin dall'inizio, fondato su buone ragioni... Anche le autorità ecclesiastiche non tardarono ad accettare la veridicità delle apparizioni. Le due veggenti nacquero ambedue a Woryty, a pochi chilometri da Gietrzwald, alla cui parrocchia si faceva riferimento per ogni avvenimento importante. Giustina nacque nel 1864, Barbara nel 1865.


Fu proprio dopo l'esame di catechismo per la prima comunione che Giustina vide la Madonna il 27 giugno 1877, sopra un albero antistante la chiesa parrocchiale, vicino ad una fontana. La ragazza vide sull'albero prima uno splendore straordinario, e poi la Madonna vestita di bianco. Dal 30 giugno anche Barbara vide la Madonna insieme con Giustina. Le apparizioni continuarono quotidianamente fino al 16 settembre 1877, per poco meno di tre mesi. La popolazione cattolica della regione fu profondamente commossa e percepì tali apparizioni come un dono della Madre di Dio al suo popolo, per la perseveranza nella fede così duramente perseguitata. Le ragazze fin dall'inizio non ebbero dubbi che si trattasse della Madonna, e presentavano richieste e domande a nome di tutti. Giustina domandò alla prima apparizione: "Che cosa desideri, Madre di Dio?".

La risposta fu:
"Desidero che ogni giorno recitiate il Rosario".


Barbara Samulowska, una volta fatta partecipe dell'apparizione, domandò: "Chi sei?"; Ottenne una straordinaria risposta: "Sono la Santissima Vergine Maria, concepita Immacolata". 
Il primo agosto Barbara domandò: "Le parrocchie che ne sono prive otterranno presto dei sacerdoti?", e ottenne questa risposta: "Se le persone pregheranno con fervore, allora la Chiesa non sarà perseguitata, anzi le parrocchie che ne sono prive riceveranno sacerdoti".

L'11 agosto la Barbara domandò: "La Chiesa in Polonia riacquisterà la libertà?"; Maria semplicemente rispose: "Sì". 
I fedeli affidavano alle ragazze molte richieste per la Vergine. La risposta era quasi sempre: "Recitate il rosario". Barbara Samulowska, il primo settembre, domandò alla Vergine che cosa desiderava dal parroco di Gietrzwald. Sentì la seguente risposta: "Cerchi sempre di invocarmi, sono sempre stata per lui una protezione e lo sarò fino alla fine". Particolarmente toccanti furono le parole dette alle ragazze l'8 settembre, giorno della Natività di Maria: "Non rattristatevi, perché Io sarò sempre con voi". Il 16 settembre con enorme presenza di fedeli, la Vergine si manifestò per l'ultima volta, benedisse la fonte che si trovava nel prato, e affidò le ultime parole: "Recitate il Rosario".
La commissione istituita dal vescovo di Warmia, già il primo settembre affermava: "Siamo giunti alla conclusione che le apparizioni di Gietrzwald, devono avere un fondamento vero e reale". Ne elenca quindi le ragioni.


Le apparizioni ebbero subito un insolita risonanza in tutta la Polonia, in Europa e oltre. Il giorno 8 settembre 1877, festa patronale della parrocchia, si radunarono a Gietrzwald 50.000 pellegrini da tutta la Polonia. Negli anni seguenti il numero aumentò. Nel 1879 arrivarono a 70.000, provenienti anche dalla Lituania e dalla Russia. Cifre enormi per l'epoca e per il luogo, scomodo da raggiungere. Nel 1977, centenario delle apparizioni, si tenne a Gietrzwald e Olsztyn in contemporanea un Congresso Mariologico, in cui fu molto considerato il tema delle apparizioni. Al congresso parteciparono il Card. S. Wyszynski e il Card. Karol Wojtyla. La loro presenza e la loro parola contribuì a sottolineare maggiormente la realtà e il significato delle apparizioni stesse. Tanto più che Giovanni Paolo II lo ricordò, quando vi ritornò da Papa nel suo 4° viaggio in Polonia. Tenne infatti a Olsztyn, il 6 giugno 1991, una omelia post Missam piena di ricordi storici e religiosi sulla "santa" Warmia. Ricordò in particolare i luoghi di devozione alla Vergine, nominando in primo luogo Gietrzwald. L'11 settembre 1977 il vescovo di Warmia Giuseppe Drzazga ratificava il culto delle apparizioni della Madre di Dio a Gietrzwald con un decreto la cui conclusione suona: "Confermiamo il culto delle apparizioni della Madre di Dio a Gietrzwald come non contrario alla fede e alla morale cristiana, fondati su fatti degni di fede, che non permettono di escludere il loro carattere soprannaturale e divino".

venerdì 26 giugno 2020

26 Giugno - Madonna del Trompone apparsa nel 1562 a Moncrivello

Ancora una volta la Madonna viene in aiuto alle sofferenze non solo di una povera donna, ma anche delle popolazioni sfiduciate e sfinite dalle guerre, portando un'era di pace e di ricostruzione per l'intero Piemonte.

Domenica di Miglianotto, da tutti conosciuta e chiamata Miglianotta, di Cigliano è una povera donna afflitta da gravi infermità. Gibbosa ed assai ricurva, da sei anni soggetta ogni giorno al mal caduco, è quasi incapace di parlare. Vive la sua vita di dolore e di tristezza, consolandosi unicamente con la preghiera. E' solita passare, nei suoi brevi spostamenti, nella località chiamata Trompone, da un grosso ceppo di castagno scapezzato (in dialetto trumpa).


Un giorno, mentre sta pregando, vede comparire proprio su quel tronco, in una luce vivissima, La Vergine Santissima, con in braccio il Bambino Gesù, che le sorride amabilmente. Nel medesimo tempo sente rifluire nel suo povero corpo la vita: la schiena le si drizza, la sua lingua si scioglie e tutti i mali se ne vanno. Si sente completamente guarita. La Madonna le avrebbe anche parlato dicendole che desiderava che si edificasse al Trompone una Chiesa, perché potesse diventare proprio lì distributrice di grazie ai sofferenti. La notizia del miracolo, come è naturale, si diffonde subito nei paesi vicini. La donna è molto conosciuta, per cui la guarigione è evidente. La gente accorre al Trompone per pregare la Madonna e per portare i propri malati sul luogo dell'apparizione. Si verificano subito nuovi miracoli: guarigioni di ciechi, di zoppi e di persone colpite da vari mali.


Qualche mese dopo, il 19 agosto, Clero e popolo di Moncrivello convengono in processione al Trompone e, su di un altare mobile, il sacerdote Giovanni Battista Ferraris celebra una Messa solenne "in onore di Dio e della Vergine Santissima", terminata la quale viene posta la prima pietra di una piccola chiesa.

Fonte:Maria di Nazareth

mercoledì 24 giugno 2020

24 Giugno - “Così lo hanno ridotto i peccati dei tuoi concittadini"

I documenti storici della città di Chioggia ricordano a tinte molto fosche quel pomeriggio del 24 giugno 1508 quando si scatenò un violento uragano: il cielo era coperto da dense e basse nubi, tuoni fragorosi, lampi accecanti, pioggia a diluvio, ruggito pauroso del mare in tempesta. Il panico si era diffuso ovunque. Si pregava nelle case, si lanciavano grida disperate da parte dei pescatori sorpresi in mare dal fortunale. Solo verso sera l'uragano si placava e un vecchio guardiano di viti, certo Carlo Baldissera Zalon, uscì dal suo capanno osservando, tutto mortificato e sconsolato, lo scempio prodotto dal tremendo temporale.


Improvvisamente si sentì chiamare da una voce proveniente dal lido; si voltò e vide una maestosa Signora. Era vestita di un manto nero e sedeva sopra un tronco di un albero sospinto sulla spiaggia dalle onde. La Signora, che si rivelò essere la Madre di Dio, gli disse che era profondamente amareggiata per la vita sregolata condotta dal popolo di Chioggia, in particolare per le:
"profanazioni del giorno festivo, per il vizio della bestemmia e la pratica di una sfacciata immoralità".
L'uragano, con le sue rovine, non era che un preavviso di un cataclisma peggiore, se la città non si fosse convertita a avesse fatto penitenza. Gli chiese poi:
"Informa il Vescovo dell'apparizione e ingiungigli, a nome Mio, di indire una crociata di preghiere, di penitenze e di esortazioni per scongiurare i mali gravissimi che opprimono la vita cristiana".


Prima di scomparire su una navicella ferma poco distante dalla spiaggia, gli si mostrò con il Figlio così come lo ricevette sulle ginocchia dopo la deposizione dalla Croce, cioè col corpo straziato, tutto lividure, piaghe e sangue, dicendogli:


"Così l'hanno ridotto i peccati dei tuoi concittadini".
Sul luogo venne subito edificata una piccola cappella in legno e, in seguito, una chiesa, consacrata nel 1585.

Notizie tratte da libro:"Apparizioni mariane" di M.Gamba; Ed.segno con aggiunta di notizie rilevate dal portale www.tuttochioggia.it

martedì 23 giugno 2020

23 Giugno - Nostra Signora di Ardesio apparsa nel 1607

Ad Ardesio, ogni anno si tiene la commemorazione religiosa dell’apparizione della Madonna delle Grazie. Il 23 Giugno é la data di ricorrenza dell’evento che ebbe avuto luogo nel 1607. Ardesio ed i suoi cittadini accolgono ad ogni celebrazione un fluire di devoti, pellegrinaggi da ogni parte d’Italia, e tutti coloro che amano ritrovarsi per festeggiare una delle più sentite festività religiose mantenute secondo la tradizione e i suoi antichi rituali.
La storia dell’apparizione della Madonna
Nella casa di Marco Salera si trova una stanza, chiamata dei Santi, fatta affrescare nel 1449 da un pio Sacerdote con una serie di immagini sacre. Il gruppo centrale rappresenta il Crocifisso con la Madonna Addolorata, San Giovanni Battista, San Giorgio e Sant’Agostino, da un lato, e dall’altro Santa Maria Maddalena, San Pietro, San Paolo e San Giovanni Evangelista.

Questa stanza così decorata dimostra la grande fede di quel pio Sacerdote e la devozione della gente del luogo che si esprime pure attraverso alle tante devote cappelle dedicate alla Madonna nei dintorni. La vita cristiana si svolge in un clima di fede e di devozione che contribuisce alla salvaguardia della dottrina cattolica, in quegli anni insidiata dalle idee luterane e calviniste che dalla Svizzera si diffondono nella Valle.

L’apparizione della Madonna in Ardesio è perciò sentita come una difesa della integrità della fede cattolica di fronte alle tendenze ereticali provenienti dal nord.

Oltre al padre Marco, la famiglia Salera è composta dalla madre Maddalena e dalle figlie Maria di 11 e Caterina di 7 anni. Non si conoscono le condizioni economiche della famiglia; dai documenti si può arguire che possegga un mulino e dei prati per la fienagione. Difatti, nell’imminenza del temporale, la mamma è preoccupata per il fieno ancora sparso nel campo. La signora Maddalena poi, in una deposizione, parla di un mulino verso il quale è diretta di primo mattino.

Nel tardo pomeriggio del 23 giugno del 1607, dense nubi minacciose scendono dalle montagne preannunciando un furioso temporale. Spaventata e preoccupata per il raccolto, la mamma manda le due bambine ad implorare la Madonna, nella “Stanza dei Santi”.

Mentre pregano, nell’oscurità minacciosa del temporale, le due bimbe vedono, ai piedi del Crocifisso, uno splendore ed accanto, su un trono d’oro, la Vergine Maria con in braccio il Figlio, in gesto di materno aiuto.

Come di incanto il vento si calma, la furia del temporale si smorza, riappare il sereno in un magnifico tramonto.

Le bambine urlano «La Madonna! La Madonna!».

Accorrono i familiari, i vicini e si grida al miracolo.
La notizia si diffonde in un baleno, la gente accorre: «è apparsa la Madonna nella casa dei Salera in Ardesio, andiamo a vedere!».
La Vergine non parla! Il fatto rimane isolato e non si ripetono successive apparizioni. La Madonna si mostra una sola volta ai piedi del quadro della “Stanza dei Santi”, ma fenomeni inspiegabili si susseguono per tutto il mese di giugno, luglio e parte di agosto.
Il Parroco si preoccupa ed informa il Vescovo di Bergamo che costituisce, per esaminare il caso, un tribunale canonico, composto da un pubblico notaio, da due sacerdoti e da altre ragguardevoli persone in funzione di giurati. Il tribunale accerta le varie deposizioni dei testimoni, ora conservate nell’Archivio del Santuario, quindi il Vescovo riconosce la realtà dei fatti, legittima il culto e autorizza l’erezione di una Cappella.

Preghiera alla "Madonna delle Grazie"

1. O Celeste Tesoriera di tutte le grazie, Madre di Dio e Madre mia Maria, poiché sei la Figlia Primogenita dell’Eterno Padre e tieni in mano la Sua onnipotenza, muoviti a pietà dell’anima mia e concedimi la grazia di cui fervidamente Ti supplico.
Ave Maria
2. O Misericordiosa Dispensatrice delle grazie divine, Maria Santissima, Tu che sei la Madre dell’Eterno Verbo Incarnato, il quale Ti ha coronato della Sua immensa sapienza, considera la grandezza del mio dolore e concedimi la grazia di cui ho tanto bisogno.
Ave Maria
3. O Amorosissima Dispensatrice delle grazie divine, Immacolata Sposa dell’Eterno Spirito Santo, Maria Santissima, Tu che da Lui hai ricevuto un cuore che si muove a pietà delle umane sventure e non può resistere senza consolare chi soffre, muoviti a pietà dell’anima mia e concedimi la grazia che io aspetto con piena fiducia della Tua immensa bontà.
Ave Maria
Sì sì, o Madre mia, Tesoriera di tutte le grazie, Rifugio dei poveri peccatori, Consolatrice degli afflitti, Speranza di chi dispera e Aiuto potentissimo dei cristiani, io ripongo in Te ogni mia fiducia e sono sicuro che mi otterrai da Gesù la grazia che tanto desidero, qualora sia per il bene dell’anima mia.
Salve Regina

Fonte: Viva Ardesio

lunedì 22 giugno 2020

22 Giugno - "Recita tre Ave Maria"

Il santuario di Ta' Pinu  è situato al centro dell'isola di Gozo e deve la sua origine ad una cappella dedicata, nel 1545, alla Madonna Assunta  e  chiamata Ta'Gentili, il nome della famiglia che l'aveva costruita. 
Nel 1619, la chiesetta fu restaurata da un certo Pinu Gauci, che vi fece dipingere dall'italiano Amedeo Perugino il quadro della Vergine Assunta che ancora oggi si venera. Da allora la cappella fu denominata "Ta' Pinu", cioè di Pino, ma nel 1663 essa fu chiusa al culto durante una visita apostolica. 

Restando abbandonata o sporadicamente frequentata, nessuno pensava più ad una sua riapertura, quando il 22 giugno 1883 si verificò sul posto un evento prodigioso.

Una giovane contadina, Carmela Grima, mentre tornava a casa la sera, dopo un giorno di duro lavoro nei campi, sentì venire dalla chiesetta una voce femminile, che le diceva:

“Recita tre Ave Maria in onore dei tre giorni durante i quali il mio corpo rimase nella tomba".

La donna si confidò con un pio giovane, il quale, a sua volta, le rivelò di avere sentito nello stesso luogo una voce che lo invitava a pregare per la "piaga nascosta" di Gesù, quella che il peso della croce gli aveva causato alla spalla. Ben presto la notizia si diffuse e la gente accorse.  

Nel frattempo il vescovo del luogo, dopo aver interrogato i due veggenti, autorizzò la pratica del culto, che si diffuse ulteriormente quando nel 1887 gli abitanti di Gozo rimasero totalmente immuni da un'epidemia di colera. 

Cominciarono i pellegrinaggi, accaddero fatti prodigiosi e si pensò a costruire un grande santuario che avesse incorporato l'antica cappella di Ta' Pinu.  Il 30 maggio 1920 fu posta la prima pietra del santuario; il nuovo santuario, tutto in pietra locale e in bello stile romanico-bizantino, venne consacrato nel 1931; l'immagine fu incoronata dal Capitolo Vaticano nel 1935. Per festeggiare il primo centenario dell'apparizione della Madonna a Ta' Pinu si tennero a Malta, nel settembre 1983, il IX Congresso mariologico internazionale e il XVI Congresso mariano internazionale. 

La funzione conclusiva fu tenuta sul sagrato del santuario dal cardinale Salvatore Pappalardo di Palermo, legato pontificio. 

Sullo stesso sagrato Giovanni Paolo II, in visita pastorale a Malta, il 26 maggio 1993, celebrò la Messa e tenne l'omelia, raccomandando a tutti i maltesi di continuare ad affidarsi, come i loro avi, alla protezione e alla cura materna di Maria. 

Fonte Santuari.org

domenica 21 giugno 2020

21 Giugno - Nostra Signora di Ozegna apparsa nel 1623

Nell’ampia e fertile pianura dell’Alto Canavese, tra l’Orco e la Malesina, sorge la cittadina di Ozegna, circondata dai centri importanti di Castellamonte, Rivarolo, Agliè e San Giorgio. La storia delle sue origini si perde nelle nebbie dei primi secoli dopo Cristo. Il suo nome Augenia, poi Useina e quindi Ozegna, deriverebbe, per trasformazione, dal leggendario Eugenio che l’avrebbe fondata verso il 392 d.C.
Caratteristica di Ozegna è la venerazione, tutta particolare, per San Besso. Non esiste, infatti, in altri paesi di questa zona di pianura e delle vicine vallate, fatta eccezione della Val Soana, alcun riferimento a questo Santo della Legione Tebea dell’Imperatore Diocleziano (284-305 d.C.), il quale per sfuggire alla persecuzione, con altri compagni, viene in queste terre dove inizia la predicazione del Vangelo e dove subisce il martirio, essendo fatto precipitare da un promontorio roccioso dell’alta valle. Dopo svariate vicende storiche, Ozegna viene nuovamente all’onore della cronaca, nel 1623 per alcuni fatti straordinari.


Il 21 giugno di quell’anno, mentre sono in pieno svolgimento i lavori per la fienagione, un giovane sordo e muto, certo Giovanni Guglielmo Petro, riacquista l’uso della parola in seguito ad una visione. Egli si trova con lo zio di nome Besso in un prato bellissimo, che fiancheggia il torrente Orco, qua e là chiazzato di arbusti e cespugli. Il suo lavoro è di spargere con un bastone l’erba falciata dallo zio.


Ad un tratto Giovanni sente una voce soave che lo chiama per nome. Si volta e vede vicinissima una splendida Signora, bella e radiosa; i suoi occhi lo guardano con una espressione dolcissima e le sue labbra si schiudono per chiamarlo ancora una volta per nome, proprio come le labbra della mamma quando lo chiama. La Signora è vestita di bianco, un po’ sollevata da terra; sembra quasi sia sostenuta da due graziosi paggetti. Giovanni è estasiato! La bella Signora gli parla maternamente. Giovanni ha la percezione che un nodo gli si sciolga in gola! Ora anche lui parla ed è come se avesse sempre parlato in vita sua. Quei movimenti che osservava sulle labbra degli altri, ora senza difficoltà si modulano sulla sua bocca, ed egli parla. La Signora gli ordina di farsi insegnare dallo zio Besso l’Ufficio della Madonna e di non mancare di adempiere il voto fatto di andare in pellegrinaggio ad Oropa. Quindi la Signora scompare e Giovanni rimane nuovamente muto.


Lo zio Besso è il primo testimone dell’accaduto. Desidererebbe tanto vedere anche lui la Madonna, quale grazia tante volte da lui richiesta a San Besso, partecipando assiduo ogni anno alla processione in suo onore, fra le montagne della Val Soana, e salendo faticosamente fino alla rupe da cui fu precipitato il Santo. Ma è ugualmente contento che l’abbia vista Giovanni e di sentire la voce del nipote.


Superato lo sbalordimento iniziale, zio e nipote si recano in pio pellegrinaggio ad Oropa dove pregano la Madonna, recitano diverse preghiere, parlano con il Rettore del Santuario, e quindi ritornano ad Ozegna dove Giovanni riacquista definitivamente la parola. Davanti ad un notaio Giovanni lascia scritta la dichiarazione dei fatti che conclude con le parole: “Io attesto la sovra scritta deposizione ed aver udito la Madonna santissima al bosco d’Ozegna et di propria mano per essere così la verità mi sono sotto scritto. Gio Guglielmo Petro di Ozegna”.(1)
Nell’assemblea della popolazione del paese, convocata il 2 luglio, festa della Visitazione della Beata Vergine a Santa Elisabetta, sorge subito la decisione di costruire una Chiesa in onore della Madonna, per ricordare l’evento miracoloso. In breve tempo vengono acquistati i terreni, viene approvato il progetto e vengono addirittura incaricate diciotto persone responsabili dei vari turni di lavoro; poco lontano dal cantiere è costruita una fornace per fornire coppi e mattoni. Si decide pure di costruire accanto alla Chiesa un Convento da affidare alle cure ed alla sorveglianza di una comunità di religiosi. Il vescovo stesso Mons. Giuseppe Ceva, con rescritto in data 9 agosto 1623, delega il Pievano di Ozegna, D. Cesare Braida, a benedire in sua vece la prima pietra. Il fervore della gente non si affievolisce; in soli due anni la Chiesa è edificata, veramente grande e solenne, dalle sobrie e slanciate linee architettoniche, ed è ratificato “l’atto di donazione da parte del Consiglio ordinario di Ozegna, presieduto dal Castellano Bernardino Pollono e dal Consigliere di Stato, Antonio Brayda, ai Padri Riformati di S. Francesco dell’edificio in fase di costruzione e di tre giornate di terreni contigui, con la riserva però del Dominio e del Patronato da parte del Comune di Ozegna”.


Da parte dell’Autorità Ecclesiastica non mancano accertamenti, confronti, valutazioni approfondite dei fatti e delle testimonianze. “Tra gli altri, il castellano Giovanni Francesco Rho deve attestare giudizialmente di aver conosciuto il Petro prima e dopo l’avvenuta guarigione”. Finalmente il 4 agosto 1662 il Santuario è consacrato solennemente da Giovanni Battista di Sanmartino, vescovo di Losanna ed il 29 agosto 1880 Mons. Davide dei Conti Riccardi di Netro, vescovo di Ivrea, dopo aver passato una settimana di Esercizi Spirituali presso il vicino Santuario della Madonna delle Grazie di Piova, ne incorona solennemente l’Immagine del quadro.


Don Mario Morra SDB

(1) Martino Chiara, Roberto Flogisto, Enzo Morozzo, Da Eugenia a Ozegna (Edigraph, Chieri 1980); Torasso Giacomo, Il Santuario della Madonna del Convento in Ozegna (Ardizzone & Oliaro, Vercelli 1981).

Fonte: Maria di Nazareth

giovedì 18 giugno 2020

29 Dicembre - Madonna dei Fiori di Bra

Questo santuario deve la sua origine ad uno dei miracoli più graziosi che la Madonna abbia mai compiuto ai suoi fedeli in 20 secoli; un miracolo che continua a restare inspiegabile nonostante tutte le ricerche scientifiche compiute; un miracolo che anche un profondo significato simbolico. 


Esso si rinnova sul luogo preciso dove il 29 dicembre del 1336 una giovane sposa Egidia  Mathis, scorse dapprima due malintenzionati che volevano offendere la sua dignità e quindi ebbe la visione consolante e liberatrice della vergine Santa.


Sul posto dell’apparizione fiorì allora misteriosamente un biancospino che ogni anno ancora riapre i suoi candidi boccioli proprio nel cuore dell’inverno in una zona particolarmente fredda.


Apparizione ad Egidia del 29 Dicembre 1336


Era la sera del 29 dicembre del lontano 1336 quando una giovane sposa incinta, una certa Egidia Mathis, tornando a casa stava percorrendo un sentiero innevato che attraversava un boschetto di pruni selvatici nei pressi del paese di Bra, giunta ad un pilone votivo consacrato alla Madonna si fermò per dire una preghiera quando improvvisamente venne aggredita da due soldati di ventura.


Sentendosi perduta e preoccupata per il bambino, Egidia invocò la Vergine, ed ecco apparire una Signora splendente di luce, i soldati fuggirono e la donna cadde al suolo in preda ai dolori del parto, la misteriosa Signora assistette Egidia nel parto e poi scomparve nel nulla.


Egidia si ritrovò con in braccio il suo splendido pargolo e corse verso casa per annunciare l’evento straordinario.


Egidia con amici e parenti volle tornare sul luogo del miracolo e grande fu lo stupore di tutti quando videro che i pruni selvatici erano ricoperti di fiori bianchi nonostante la stagione fredda.


Da allora la straordinaria fioritura invernale si ripete sempre nello stesso periodo e nelle rare volte che non si è verificata sono seguiti eventi nefasti.


Fin dal XVIII secolo botanici e studiosi hanno studiato il fenomeno senza mai giungere ad una spiegazione scientifica.


Sul luogo del miracolo sorse in un primo tempo una modesta cappella, centro e meta di grande devozione.  Oggi è possibile ammirare un grandioso santuario.


Preghiera alla Madonna dei fuori


Santissima Vergine Maria, Madre di Gesù, che vi degnaste dar segno della vostra celeste protezione col far fiorire ogni anno presso il vostro santuario, nei giorni più invernali, selvatiche pianticelle, deh!, Voi, prediletto fiore del cielo, fate che nello sterile nostro cuore spuntino i fiori delle virtù a voi più care, con le quali possiamo qui in terra maggiormente piacere al Vostro Figlio e a Voi, per farVi un giorno bella corona nella patria celeste. Amen

18 Giugno - Madonna di Prada

I

l Santuario della Madonna di Prada (dal dialetto, “dei prati”) è situato all’esterno dall’abitato di Mapello, località dell’Isola Bergamasca, area delimitata dal fiume Brembo e Adda.


Il santuario è immerso nella vasta pianura alle pendici orientali di Monte Canto, tuttora circondato da uno scenario naturale dall’alta valenza paesaggistica.

Il santuario mariano di Prada è introdotto da un suggestivo viale alberato lungo ben 500 metri.


Un primo oratorio venne probabilmente edificato già nel XIV secolo per poi essere ricostruito a fine 1400.

La memoria popolare tramanda la tradizione secondo la quale la Vergine apparve a una fanciulla, lasciando come segno una sorgente di acqua prodigiosa che guarì numerosi ammalati. 


Questi straordinari eventi cessarono nel momento in cui una popolana osò lavare il suo cane con l’acqua benedetta. Agli inizi del XVIIII secolo la devozione si affievolì e si decise la muratura della nicchia con l’affresco della Madonna. Durante i lavori l’impalcatura crollò e questo fu interpretato come segno celeste e l’affresco tornò a essere oggetto di culto.


L’interno è decorato da affreschi, realizzati nel 1956 dal pittore mapellese Natale Bertuletti


Fonte

martedì 16 giugno 2020

Nostra Signora di Valdibrana (1360) - “Vieni a visitarmi spesso”

Lungo le strade delle contrade rurali pistoiesi è frequente imbattersi, come avviene in altri paesini della penisola italiana, in “Margini” o Tabernacoli, al cui interno vi sono raffigurate immagini sacre, la maggior parte delle quali aventi per soggetto Maria con in braccio il bambino.

Anche Valdibrana, piccolo paese situato in una vallata alle pendici dell’Appennino e distante pochi chilometri da Pistoia, venera un’antica effigie della Madonna, risalente al XIII secolo; sebbene l’affresco sia lontano dall’armoniosa bellezza di un Raffaello, l’immagine è sempre stata oggetto di venerazione, perché fu scoperta in seguito all’apparizione di Maria Santissima, avvenuta dodici anni dopo l’epidemia del 1348 che colpì anche il territorio pistoiese, decimando la popolazione locale.


Nel 1360 Maria, figlia di Biancone da Lippe, attendeva al gregge affidatole dal padre, quando sul far della sera si accorse di aver smarrito due pecorelle; dopo una vana ricerca, temendo di tornare a casa senza di quelle, sfinita dalla fatica, si adagiò sopra un ciglio e fu colta dal sonno. Addormentatasi le apparve una Signora vestita di bianco, che le disse con voce soave: «Alzati, prendi le tue pecorelle e torna tranquilla a casa; vieni a visitarmi spesso: io ho qui la mia dimora».

Ritornata di buon mattino a casa, raccontò l’accaduto al padre, che decise di recarsi insieme alla figlia sul luogo dove aveva visto la Signora; tuttavia, dopo zelanti ricerche non trovarono che un vecchio muro diroccato, su cui restavano tracce di pittura e, non prestando la dovuta attenzione all’esiguo particolare, pensarono di fare ritorno alla loro magione.

La notte seguente però la Signora apparve di nuovo alla fanciulla, rimproverandola perché non era andata a visitarla; le intimò anche di riferire al Parroco di San Romano che nel ciglio, su cui ella si era riposata, si trovava una sua effigie, che doveva essere liberata dai rovi e dalle spine, nonché dalla terra che la ricopriva, nascondendola dallo sguardo umano.

Poiché anche Biancone ebbe la stessa visione, entrambi ritennero giusto informare il Parroco della vicenda. La pastorella decise di precederli sul luogo e quando il padre e il Parroco arrivarono la videro inginocchiata a parlare. Poiché non videro nessuno, le chiesero con chi parlasse; la fanciulla rispose che stava dialogando con una Signora che teneva in braccio un bambino; compresero che si trattava della Vergine Maria.

Il padre allora tagliò i pruni e gli sterpi e, dopo aver scavato, riportò alla luce un antico dipinto, su cui era raffigurata la Madonna con in braccio il Figlio, alla destra San Sebastiano e alla sinistra San Rocco; accanto a questa effigie rinvenne anche una croce di legno.


Nel Segreto di Maria San Luigi da Montfort invita a contemplare la bellezza dell’icona della Vergine: «Maria è la meravigliosa eco di Dio. Quando si grida “Maria!”, essa risponde “Dio”!» (SM 21).
Questa è la sensazione che si genera nell’animo del fedele alla vista dell’immagine della Madonna di Valdibrana, che forse per volontà divina è riuscita a vincere le barriere del tempo e a conservarsi pressoché intatta (nel 1650 si scoprì sul dipinto la seguente iscrizione: «Valerio Virgilio Ciappini dipinse l’immagine il 22 Luglio 1263»), perché potesse generare nei credenti un profondo sentimento di unione con Dio, che infiamma ulteriormente il cuore, allorché nella cappellina del Santuario, custode dei numerosi ex-voto dei fedeli, tocchiamo con mano il sasso su cui Nostra Signora apparve alla giovane pastorella.


Difatti, in seguito alla miracolosa apparizione e alla fama del prodigioso ritrovamento, accorsero fedeli da ogni parte, cosicché in questa valle cominciarono ad echeggiare i canti dei pellegrini, che sempre più numerosi si innalzavano in onore della Madre di Dio. Nel 1363 Biancone insieme ad altre tre famiglie del luogo decise di costruire un Oratorio ed erigere un altare davanti alla sacra effigie, rimasta nel punto esatto in cui era stata scoperta; sorse così la prima chiesetta campestre che, rivelatasi insufficiente ad accogliere i molti pellegrini, subì nel corso del tempo vari lavori.
Il più importante fu quello realizzato nel 1650, che ingrandì notevolmente l’Oratorio; oltre a quello eseguito nel 1770, degno di nota è anche l’operato ultimato nel 1905, grazie alla cooperazione di 53 popoli della diocesi, nonché all’aiuto del Parroco Silvio Maffucci e dell’allora vescovo di Pistoia S. E. Mons. Marcello Mazzanti, che portò all’odierna costituzione del Santuario.1
San Bernardo nell’Omelia 11 super “Missus est” ha scritto: «Nei pericoli, nelle afflizioni, nelle incertezze pensa a Maria, invoca Maria. Che ella non si allontani dalla tua bocca, né dal tuo cuore; e per ottenere l’aiuto della sua preghiera, non lasciare mai l’esempio della sua vita. Se la segui, non ti puoi perdere; se la invochi non puoi disperare; se pensi a lei, non ti puoi ingannare.


Se lei ti protegge non cadi...» e infatti coloro che invocano la Madonna di Valdibrana con lo slancio del cuore ricevono il suo soccorso. Secondo la tradizione, mentre si scavavano i fondamenti dell’Oratorio, un povero cieco che passava di lì, sentito che in quel luogo era stata ritrovata la veneranda immagine, si prostrò a terra e dopo aver pregato ardentemente Maria, recuperò immediatamente la vista.


Questo fu il primo di una lunga serie di miracoli che tuttora continuano a verificarsi in questo santo luogo, allorché i devoti della Vergine Maria, ricorrono con sentita fede a Lei, madre generosa che non smette mai di testimoniare il suo grande amore per i figli afflitti.

(Roberta Franchi

lunedì 15 giugno 2020

15 Giugno - Nostra Signora di Ziteil (Svizzera)

Il santuario di Ziteil è il santuario più alto in Europa. I pellegrinaggi a Ziteil (a 2434 m s.l.m.) risalgono al 1580.

Secondo la leggenda, una donna vestita di bianco era apparsa a una diciottenne di Oberhalbstein e le aveva detto:

«Vai e dì al popolo di Oberhalbstein che ha peccato troppo. Se non migliora, Dio lo punirà severamente tanto che non solo i prodotti della terra si seccheranno, ma anche il popolo stesso morirà».

Quando iniziarono ad andare in processione, tutti i prodotti agricoli secchi ripresero a maturare.

Otto giorni dopo la stessa donna apparve a Ziteil ad un ragazzo di 16 anni e ripeté le stesse parole. Non appena la popolazione cominciò a prendere parte alle processioni, tutti i campi rinsecchiti ritornarono verdi risvegliando la speranza di un ottimo raccolto.

Così vicino al cielo – con i suoi 2433 m s.l.m., Ziteil è il santuario più alto d'Europa. L'apparizione della madre di Dio è attestata da una testimonianza storico. Poco dopo fu costruita una cappella. La vicinanza al cielo e la semplicità dell'ambiente fanno sì che spesso il santuario sia meta di pellegrini da tutta Europa. Esistono diverse possibilità per raggiungere il luogo a piedi o in bicicletta.

------------------------------------------------------

Altra fonte

L'aspetto della Beata Madre

Nella foresta di Salouf
Rapporto dell'ufficiale giudiziario distrettuale dell'Alta corte di Oberhalbstein Albert de Baselgia al nunzio apostolico Giovanni Francesco, vescovo di Vercelli, dato il 6 luglio 1580.

"Oggi sono tre settimane da quando una ragazza di 18 anni, che era salita sulla montagna per raccogliere legna, aveva visto una donna alta, robusta, vestita di bianco che si era coperta il viso con un velo bianco. Così ha parlato con la ragazza

"Vai a dire alla gente nel paese di Oberhalbstein che ha peccato così tanto che non si può sopportare di più. Se non migliorasse, Dio lo punirebbe severamente in modo da non solo appassire i raccolti, ma anche lasciare che la gente muoia dal più giovane al più vecchio. Non posso più intercedere per questa gente con mio figlio. »

domenica 14 giugno 2020

1803 -"Io sono la Madre del Figlio di Dio"

Il Santuario sorge nel luogo ove la Madonna, secondo i ricordi e le testimonianze del tempo, apparve nel 1803 a Maria Baj, una giovane contadina del luogo.

In una verde valletta posta nei pressi degli antichi bastioni di 

Villanova Maria Baj era solita condurre al pascolo il bestiame e stazionando nei pressi di una sorgente di acqua, alternava momenti di fervida preghiera al lavoro manuale. Più volte la giovane venne rallegrata dall’apparizione della Vergine, la quale espresse il desiderio di vedere eretto un Pilone votivo nei pressi della fonte.

La Madonna apparve circondata da un nembo sfolgorante di luce, dicendo con dolcezza alla giovane:

"Io sono la Madre del Figlio di Dio e desidero di essere qui onorata dai fedeli, e perciò fa sapere agli ecclesiastici che voglio mi sia eretto un pilone vicino a questa fontana, e coloro che berranno di quest'acqua saranno liberati dalle febbri e dalla ruffa ( crosta lattea dei bambini)"

Le diede, inoltre, salutari consigli e caldi incitamenti al lavoro e alla preghiera, dicendole di pregare sempre, di adempiere ai suoi doveri, di guardarsi dal peccato e di osservare bene i santi comandamenti.

Accogliendo le richieste della Madonna, attraverso le parole di Maria Baj, nel 1806, venne eretto il Pilone votivo. Il luogo vide ben presto accorrere uno straordinario numero di persone sia da Villanova sia dai paesi vicini: numerosi infatti erano coloro travagliati da malattie che bevendo o bagnandosi la parte ammalata con l’acqua della fonte, con fede chiedevano la Grazia della guarigione.

Si decise quindi, grazie allo zelo del sacerdote di Villanova don Luigi Crovella, di edificare un Santuario dedicato alla Beata Vergine Madre di “tutte” le Grazie, che potesse accogliere il sempre crescente numero di pellegrini che raggiungevano il luogo.

Fonte: http://www.santuariovillanova.it/

sabato 13 giugno 2020

13 Giugno -La Madonna gli indicò il punto esatto dove avrebbe trovato una sua effigie

Maria Santissima della Cava è la principale Patrona insieme a San Rocco del paese di Pietraperzia.

Viene ricordata con maggior devozione durante l’estate e celebrata il 14 agosto di ogni anno, vigilia dell’Assunta con una messa solenne notturna presso l’omonimo santuario sito in contrada Cava, a circa 4 km dal centro abitato del paese e generalmente presieduta dal vescovo della diocesi di Piazza Armerina. La sera del 15 agosto un palio storico viene portato in processione per le vie del paese.

Secondo la leggenda, un muto trapanese ebbe in sogno la Madonna, la quale gli indicò il punto esatto dove egli, scavando, avrebbe trovato una sua effigie. L’uomo di Trapani così si mise in viaggio e giunto a Pietraperzia nel luogo ove oggi sorge il santuario, scavò e ritrovando la sacra icona ebbe in dono la parola.

Si narra anche che nel tentativo di riportare a Trapani l’immagine, questa cadde più volte dal carro facendo intendere all’uomo che la volontà della Madonna fosse di rimanere in quel luogo e così venne costruita una cappella con un cortile e delle cellette per gli eremiti detti della Cava e solo successivamente un convento per ospitare i padri Agostiniani. In realtà non vi sono fonti certe riguardo al suo ritrovamento, anche se probabilmente tale immagine fu realmente seppellita al fine di preservarla dall’iconoclastia del VIII sec d.C.

Per approfondire:La Madonna del giorno

giovedì 11 giugno 2020

11 Giugno - La Madonna chiede di sollecitare il parroco nell’invitare i parrocchiani al rispetto per il 3° comandamento

Nel pomeriggio del 10 giugno 1576, giorno antecedente la Solennità di Pentecoste, una terribile grandinata aveva devastato le campagne di Casalbordino. Un contadino di nome Alessandro Muzio, il giorno seguente si reca nel proprio campo per constatarne i danni. Recitando il rosario sente la campana della chiesa parrocchiale di Casalbordino risuonare per la consacrazione della Sacra Ostia nella Messa festiva di Pentecoste.

Inginocchiatosi per devozione vede comparirgli dinanzi in una luce sfolgorante la Beata Vergine Maria che lo rassicura sulle condizioni del suo campo,

ma avverte anche che la grandinata c’è stata come punizione divina a causa dei peccati degli uomini e chiede di sollecitare il parroco nell’invitare i parrocchiani al rispetto per il 3° comandamento, che prevede la santificazione del giorno festivo.

Quando la Madonna svanisce si rende conto che dove Ella è comparsa il terreno è asciutto. La documentazione dell’avvenimento è conservata nell’archivio parrocchiale di Pollutri.

Si resero subito conto dell’autenticità dell’apparizione anche grazie ai numerosi miracoli che l’accompagnarono, tanto che venne definita inizialmente “Madre SS.ma dei Miracoli”, poi “S. Maria dei Miracoli” ed infine “Madonna dei Miracoli”. Anche la località dove era apparsa la Vergine, “Pian del Lago”, cambiò denominazione con quella di “Miracoli”.

Sul luogo stesso dell’apparizione venne costruita una cappella, ma l’afflusso dei pellegrini era tale che si dovette ampliarla, fino a diventare un vero e proprio santuario. L’Effige posta sull’altare maggiore è l’immagine autentica dipinta subito dopo l’apparizione.

Fonte: La Madonna del giorno

martedì 9 giugno 2020

9-10 Giugno - La Vergine scoprì il suo petto lacerato da flagelli

L'apparizione della Madonna della Noce a S. Polo

Il territorio sampolese fu teatro tra il 9 ed il 10 giugno del 1505 di apparizioni miracolose delle quali fu testimone una contadinella di nome Giovanna, figlia di Lodovico di Michele di San Polo. Mentre la giovane era intenta a lavorare il campicello di famiglia, ecco apparirle al di là di una siepe a poco più di tre passi, un giovane frate vestito come i padri serviti , con la tonaca, con la cocolla ed il cappuccio in testa e con la "pazienza" dal collo ai piedi. Il servita recava in mano una grossa corona caratteristica del suo ordine ed utilizzata per pregare la Madonna e salutò la giovanetta con il consueto formulario, pronunciando la frase "Ave Maria".


La ragazza, nonostante fosse rimasta stupefatta e colma di paura, rispose al saluto. Il religioso la rassicurò benedicendola e le chiese quali fossero le rendite del campicello. Giovanna, messa a suo agio dai modi gentili del suo interlocutore, rispose che le speranze di ottener frutti dalla coltivazione della terra, pur effettuando i lavori con grande cura, erano molto scarse.

Il servita rispose che la comunità sampolese avrebbe meritato dolorose punizioni per il suo cattivo comportamento e solo l'intervento misericordioso della Madonna aveva impedito che Dio scagliasse la sua ira contro di essa facendo straripare il fiume in piena, allagando di conseguenza i campi e distruggendo i raccolti. Perciò i sampolesi dovevano digiunare il venerdì successivo a pane ed acqua in ossequio a Dio che aveva ascoltato le suppliche della Vergine e risparmiato il paese da una grave calamità per le sue colpe e per i suoi peccati. L'incarico di far giungere questo messaggio alla popolazione locale fu affidato dal giovane frate a Giovanna che, però, si rifiutò temendo di non essere ascoltata. Al diniego, il servita benedisse la ragazza e sparì.

Il giorno successivo, martedì, la giovane contadina stava per recarsi a sciacquare un panno alla fontana del paese, quando, quasi ispirata da una premonizione, decise di tornare ai campi di famiglia dove il giorno prima le era apparso il frate. Qui giunta, lavò nelle acque del ruscello il panno e lo stese ad asciugare al sole e si mise a mondare il miglio vicino ad un'alta e maestosa pianta di noce cresciuta spontaneamente.

All'improvviso Giovanna si sentì chiamare per nome. Esterrefatta la giovane alzò lo sguardo e vide tra i rami del noce una Signora di ineffabile bellezza e tutta splendente. La Signora era vestita come le suore del Terz'Ordine dei Servi di Maria ed indossava una veste nera, cinta ai fianchi, un nero ed ampio mantello le copriva il capo, mostrando appena due lunghe chiome di capelli dorati che le scendevano sugli omeri e sul petto. Il viso della donna era di particolare bellezza, ancorché rigato dal pianto.

Giovanna percepì con immediatezza di trovarsi di fronte alla Vergine Maria, si inginocchiò e incrociò, tremante per lo spavento, le braccia sul petto.

La Beata Vergine la calmò subito e le chiese dolcemente quale fosse stato l'effetto dell'apparizione del suo servo il giorno precedente. Al silenzio della giovane, Maria soggiunse di chiamare il prete di San Polo, di ingiungergli a suo nome di suonare le campane e di radunare tutto il popolo, di fargli la predica e di invitarlo:

1 - a ravvedersi; 2 - a confessare i propri peccati; 3 - a perdonare le offese ricevute; 4 - a fare tre giorni di devote processioni; 5 - ad osservare i giorni festivi, rispettando l'obbligo di partecipare alla santa messa; 6 - a rispettare scrupolosamente tutti gli altri precetti della Chiesa; 7 - a non trascurare in particolare le feste dedicate alla Madonna.

Se i sanpolesi avessero eseguito gli ordini ricevuti sarebbero stati felici, altrimenti guai a loro.

Mentre stava pronunciando queste parole, la Vergine scoprì il suo petto lacerato da flagelli e mostrò le ginocchia sanguinanti implorando la giovane di riferire le sofferenze da lei sopportate per placare l'ira di Dio, sdegnato contro gli abitanti del luogo, e di raccontare quanto aveva visto ed udito da quel noce.

Dato che Giovanna si stava attardando a piegare il panno ormai asciutto, la Madonna la incitò a lasciar perdere ed a correre in paese ad eseguire i suoi ordini. La contadinella fuggì di corsa a San Polo per rivelare quanto era accaduto nei due giorni. Tornata poi sul campo trovò la tela già piegata. Da queste ierofanie nacque dunque la devozione per la Madonna della Noce.


Subito dopo questi fatti il popolo di San Polo, ravveduto, costruì lo stesso anno sul luogo dell'apparizione un piccolo santuario, mentre nei pressi della chiesetta i Servi di Maria edificarono un piccolo convento, che successivamente fu soppresso da Innocenzo X nel 1652 insieme a 101 altri conventi minori.

Fonte: sabina.it

lunedì 8 giugno 2020

8 Giugno - "Sono la Beata Vergine, non temere"

Nostra Signora della domenica
Storia delle apparizioni di Bernard DAUDE,
Domenica 8 giugno 1973, a Saint Bauzille de la Sylve, Auguste Arnaud, un modesto enologo, lavora nella sua vigna, perché la settimana è dedicata alle viti del suo capo.
Mentre si prende una pausa, una giovane donna vestita di bianco, avvolta da un velo luminoso, appare a uno o due metri da lui. Gli disse: "Sono la Beata Vergine, non temere ... hai la malattia della vite". Gli chiese anche di fare diversi passi (pellegrinaggi ...), per mettere una croce sul fondo della vite: "Verrai lì ogni anno in processione, fai tutto questo e tra un mese, verrò per ringraziarti". E l'apparizione salì al cielo.
ND du Dimanche St Bauzille de la Sylve © B. DAUDE
L'8 luglio 1873 , un mese dopo aver fatto ciò che la Beata Vergine gli aveva chiesto, Auguste Arnaud partì presto per lavorare nella sua vigna. Non è solo, è presente una grande folla per vedere cosa succederà (dalle 400 alle 600 persone secondo le stime).
Auguste lavora nella sua vigna, si alza per un momento per soffiare, il piccone cade dalle sue mani e lancia il cappello a terra, le sue due braccia si alzano e fissa un oggetto che è l'unico a vedere. La Beata Vergine è davanti a lui: i suoi abiti sono di colore oro, le sue mani sono unite e un rosario è appeso alla sua mano destra. Auguste viene trasportato attraverso i monconi (40 metri), levitando e ad alta velocità ai piedi della croce che la Vergine Maria gli aveva chiesto di posare. La Beata Vergine è posizionata sopra la croce e sempre nel dialetto occitano le dice: "Non devi lavorare la domenica". Dopo aver benedetto la folla, la Beata Vergine le chiede "di cantare inni", poi scompare.
Auguste Arnaud, arrivando a se stesso, disse con voce debole: "Di 'loro di cantare". La folla quindi intona il Magnificat


Fonte: Visita il sito francese

sabato 6 giugno 2020

6 Giugno - La Madonna le aveva lasciato un segno di luce sul volto

Il santuario di S.Maria a Parete è dedicato alla Immacolata Regina delle Vittorie e deve le sue origini alle apparizioni della Madre di Dio ad una giovane pastorella di Liveri di nome Autilia Scala. Inizialmente la veggente non fu creduta da nessuno, successivamente riferì che la Madonna le aveva lasciato un segno di luce sul volto, per cui tutti le avevano creduto e, come richiesto dalla Madonna, avevano scavato sul monte dove lei era apparsa per trovare l'immagine, che raffigura la Vergine con due angeli ai lati.

Tali apparizioni, tramandate da una veneranda e incontestabile tradizione, sono comprovate dalla seguente scritta che una volta si leggeva qui:

“Alla vergine Madre di Dio, la cui immagine, una volta sotto coperta di spine, fu dissepolta in seguito ad una rivelazione divina fatta ad Autilia Scala, ampiamente rifulse per miracoli e prese il nome della parete sulla quale è dipinta, il 12 aprile nell’anno dell’era volgare 1514”.

Fonte: Santuario